Barcellona Scuola: manifestazione contro i tagli del Governo

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Professori della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria, studenti e sindacati hanno manifestato uniti ieri 22 maggio per difendere il modello della Scuola Pubblica

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Migliaia di studenti, professori, alunni con o senza genitori - 150.000 secondo gli organizzatori e 25.000 per i Mossos (il corpo di polizia autonoma della Calogna) - hanno preso parte ieri, 22 maggio, a Barcellona, ad una manifestazione indetta dai dirigenti dei sindacati degli studenti e dei professori e dai rappresentanti dell’AMPAS, per protestare contro i tagli (quantificabili in 3 miliardi di euro per il 2012) alla Scuola, voluti dal governo per ridurre la spesa pubblica e rimettere in ordine i conti dello Stato, così come richiesto dall’Unione Europea.

La manifestazione, che ha vistoda molte persone vestite con t-shirt di colore giallo e la scritta “SOS insegnamento pubblico di qualità, ha preso il via alle ore 12:45 e, dopo aver attraversato diverse strade del centro, è terminata alle 14:30 in Pla de Palau.
I segretari generali in Catalogna di UGT, Josep MAria Álvarez, e di CC.OO, Joan CArles Gallego, hanno avvertito che se i tagli dovessero continuare, presto la scuola pubblica subirà una grossa perdita di qualità e verrà meno la possibilità di offrire indistintamente agli studenti le stesse opportunità.
Tre gli obiettivi della manifestazione, riassunti dalla segretaria generale della federazione per l’insegnamento del CC.OO, Montse Ros: primo, ridurre il numero elevato degli alunni per classe; secondo, evitare la chiusura delle mense scolastiche; terzo, dare la possibilità al 50% dei giovani che non ha un lavoro di continuare gli studi senza che si debbano pagare ulteriori tasse per frequentare corsi professionali.
I tagli, secondo i sindacati, ricadranno su più di 100.000 contratti in tutti i livelli educativi, pregiudicando così la qualità dell’insegnamento in Spagna, un paese che è tra i peggiori paesi occidentali per il numero di abbandoni scolastici.
Il Partito Popolare, dal canto suo, sostiene che le misure prese - tra le quali l’aumento delle ore di insegnamento dei docenti e il numero di studenti per classe - non pregiudicheranno la qualità e la gratuità dell’istruzione pubblica; solo intervenendo in questa maniera si perseguirà l’obiettivo del deficit pubblico concordato con Bruxelles.
Le manifestazioni in nome della Pubblica Istruzione - che ha avuto inizio con quelle del 29 aprile e del 10 maggio, dopo lo sciopero generale del 29 marzo - continueranno anche nel mese di giugno.

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