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Gli impresari dello spettacolo assicurano la chiusura del 20% delle compagnie se il Governo non rettifica la decisione di portare l'IVA al 21%
Se il Governo conferma la decisione di aumentare l'IVA al 21% dal 1 settembre, il settore culturale - cinema, musica, teatro e altri divertimenti - perderà 43 milioni di spettatori. Ciò comporterà la distruzione di 4.226 posti di lavoro (il 10% dei lavoratori del settore). L'industria dell'intrattenimento avrà perdite per 533 milioni di euro e il 20% delle imprese di sicuro chiuderà.
Questo è il quadro a tinte fosche disegnato giovedì dai responsabili del settore culturale, che hanno unito le forze per la prima volta per fare fronte comune contro l'aumento delle tasse previsto dall'Esecutivo. A parere loro, l'aumento dell'IVA non aiuterà le casse dello Stato (come sostiene il governo), ma peggiorerà soltanto la situazione d'incertezza in cui già da tempo versa tutto il settore.
Nella conferenza stampa, il rappresentante delle sale cinematografiche, Juan Ramon Gomez Fabra, ha espresso la sua fiducia che l'esecutivo rettifichi la decisione presa e che l'aumento d'IVA alla cultura non venga applicato. Al momento, gli impresari non si sono ancora incontrati con il ministro delle finanze, Cristobal Montoro, ma solo con i suoi più stretti collaboratori, i quali hanno riportato le analisi e i rapporti condotti da società esterne, per analizzare l'impatto economico del provvedimento.
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